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giovedì 7 aprile 2011

Operazione Condor: la mano nera del Sud America


Il Condor è simbolo dei Paesi del Sud America. Questo maestoso animale è diventato purtroppo anche il simbolo della loro rovina. Il suo nome venne utilizzato per indicare una vasta operazione militare ed economica portata avanti dagli Usa per ribaltare i maggiori governi sud americani e istaurare regimi autoritari. Lo scopo principale di questa vasta rete di attività segreta era di ostacolare ogni azione rivoluzionaria ed impedire la diffusione del comunismo. Dietro queste pretese politiche vi erano in realtà altre cause di matrice economiche: le enormi ricchezze facevano gola e per facilitare la penetrazione delle multinazionali si appoggiarono governi favorevoli agli investimenti stranieri. I paesi coinvolti furuno molti: il Brasile, il Perù, la Bolivia, l'Argentina, il Cile ecc. ecc. e le operazioni si susseguirono in un lasso di tempo che va dal 1974 alla fine degli anni 80. Iniziamo quindi dal principio!

Una prima bozza di progetto politico venne fatto nel febbraio del 1974: i capi dei servizi segreti sud americani, tra i quali ricordiamo la Dina di Pinochet, si riunirono a Santiago del Cile prendendo una serie di accordi per fermare l'avanzata comunista nei loro paesi. In realtà già prima nel 1973 in un congresso degli eserciti americani il generale brasiliano B.B. Fortes propose una soluzione per bloccare la diffusione del comunismo trovando l'appoggio dei servizi segreti, specialmente quelli americani che patrocinarono il tutto. Come ho già detto su, l'obiettivo era quello di evitare golpe comunisti o comunque stroncare ogni movimento filocomunista. Ecco perché i maggiori bersagli di questa repressione segreta furono sostenitori comunisti e socialisti: giornalisti, studenti, sindacalisti, operai e anche donne, tutti comunisti, arrestati, i cui cadaveri non vennero mai più trovati (Desaparecidos). Secondo i dati del Conadep (Comitato nazionale delle persone scomparse, l'organo che dal 1983 si interessa di questo caso), i desaparecidos furono 300.000, ma il loro numero tende costantemente a salire. Ultime stime parlano di 400.000 scomparsi, ma il loro numero è in costante crescita. I mezzi impiegati per tali operazioni erano segreti e passavano sempre inosservate o meglio, per il terrore che incutevano, nessuno ne parlava. Gli squadroni della morte a servizio dei vari regimi giravano di notte a bordo di Ford Falcon verdi senza targa rapivano i malcapitati. Costoro venivano incarcerati in centri segreti per poi essere torturati e di loro da quel momento non si aveva più traccia. A proteggere e a finanziare tali operazioni vi furono gli Stati Uniti che creano in terra sudamericana alcuni centri di coordinamento: ricordiamo quello di Panama gestito dalla CIA nel quale si coordinavano le principali attività. I principali Golpe furono infatti guidati dai servizi segreti americani, ma non si esclude la mano di nazioni europee (Francia in primis).
Una rete estesa di relazioni che in 20 anni porto a ridimensionare i poteri nel Sud America. Pinochet, Peron, Tejada sono solo i più celebri burattini di questa vera e propria macchinazione. L'immenso lavoro, nonostante svolto in segreto e in costante pericolo di essere scoperti, diede gli effetti desiderati. Gli Usa si garantirono il controllo commerciale di queste zone e il comunismo venne "debellato". Accanto a questi "successi" si contano anche i danni che esso produsse: continue crisi economiche, arretratezza sociale, culturale e una immensa schiera di fantasmi, i Desaparecidos. La caduta di questi regimi verso la fine degli anni 80 segnò la fine dell'operazione, ma le rivendicazioni democratiche e socialiste non si fecero attendere. Molti generali e ministri furono arrestati e condannati, mentre altri ancora sono latitanti o si sono rifugiati in paesi amici. Emblematico è la scoperta fatta nel 1992 dal giudice paraguaiano J.A, Fernandez e dall'attivista Martin Almada, i quali scoprirono il cosiddetto Archivio del Terrore: i documenti relativi a tutte le operazioni svolte, in cui si rivela la partecipazione degli Usa nei Golpe e le condanne a esecuzioni fatte dai generali nonché l'elenco dei dispersi. L'Operazione Condor è un esempio lampante delle strategie di terrore messe in piedi dall'Impero per affermare nel corso del novecento la sua egemonia.

mercoledì 6 aprile 2011

I desaparecidos: i fantasmi del Sud America


Nessuno ne parla sia per l'oscurità dei fatti sia perchè argomenti troppo scomodi. Sono i fantasmi del Sud America, i Desaparecidos che in spagnolo significa "persona scomparsa". Infatti il Conadep (Commissione nazionale sulle persone scomparse) ha calcolato che fra il 1976 - 1983 sono scomparsi 300.000 dissidenti dei regimi cileni e argentini. Una faccenda poco chiara che grazie agli sforzi dei parenti e degli organi sovranazionali si sta chiarendo poco a poco. Iniziamo dall'inizio a raccontare questa storia vergognosa.

Tutto cominciò con la salita al potere in Cile del generale Augusto Pinochet nel 1973 il quale attraverso un Golpe mise fine al governo socialista di Allende che segnò l'inizio di questa strage. Non è sicuro, ma è molto probabile che dietro a Pinochet ci sia stato la mano degli Usa i quali avevano certamente paura che un possibile governo comunista venissi alla luce con Allende (Operazione Condor). L'ascesa del generale provocò un grande clamore in tutto il paese che porto la nuova dittatura a reprimerlo. Furono arrestati tutti i dissidenti scesi in piazza e furono esposti nello stadio di Santiago del Cile. Le foto dei carcerati esposti come trofei di guerra fecero il giro del mondo e causarono forti critiche al nuovo governo nero. Gli anni successivi dal 1973 al 1976 il mondo non seppe mai che fine facessero i dissidenti. Nessuno sapeva degli arresti e delle modalità brutali (che possono essere paragonate a quelle naziste e comuniste). I dissidenti venivano arrestati o meglio rapiti nel cuore della notte da squadre di militari in borghese che viaggiavano su Ford Falcon Verdi senza targa che in breve divennero simbolo di paura specie in Argentina. A questo punto i "criminali" venivano portati in luoghi segreti, come il centro di addestramento della Marina Militare ESMA a Buenos Aires, centri e carceri, la cui vera funzione si scoprì solo dopo molti anni. Qui i prigionieri erano torturati e seviziati: scariche elettriche e mutilazioni erano all'ordine del giorno. Che fine facevano poi i dissidenti? La risposta è ovvia: venivano uccisi e i loro corpi occultati, ma come? Anche a questa domanda si può rispondere facilmente: Voli della Morte. I prigionieri venivano sedati e gettati in volo nell'Oceano Pacifico o Atlantico con il petto squarciato per attirare gli squali: un sistema di occultamento molto efficacie! Questa strage andò avanti per anni e i regimi Sud Americani riuscirono ottimamente a nascondere il tutto. Non tutto però filò liscio: nel 1976 avvenne un episodio che mise in luce i sistemi di repressione. L'evento in questione ci fu in Cile nel 1976 ed è noto con il nome di "La notte delle matite spezzate". A La Plata scoppiò una protesta studentesca contro il regime di Pinochet. Durante la notte la polizia arrestò otto studenti ritenuti i capi della rivolte che naturalmente scomparvero senza traccia. Insieme a costoro vennero arrestati e uccisi altri giovani, tutti minorenni. Il Conadep ha stimato che furono uccisi circa 238 studenti. Era chiaro ormai cosa accadeva in questi paesi. Da questo momento in poi la verità venne a galla!

Nel 1983 dopo la caduta del regime argentino di Videla, il neopresidente Raul Alfonsine creò il Conadep, una commissione di inchiesta sulle stragi del ex governo militare che portò alla condanna di un gran numero di ex militari. Il contributo più grande che il Conadep diede al mondo intero fu il rapporto Nunca mas (Mai più), in cui si diedero le prime dritte su questa vicenda e che fecero da trampolino di lancio per le successive inchieste. In Cile la caduta di Pinochet portò le madri dei Desaparecidos a organizzarsi nel movimento Madri di Plaza de Mayo che ancora oggi chiedono chiarimenti e giustizia. I fantasmi però non si fermeranno e perseguiteranno ancora coloro che fino adesso sono sfuggiti alla giustizia.

lunedì 4 aprile 2011

L'Antiberlusconismo: una politica sterile


L'opposizione si è attestata su una stregua e inutile politica fondata sul concetto di Antiberlusconismo. Una sfida enorme che difficilmente la sinistra italiana, ridotta ad un cumulo di macerie dopo lo scandalo Craxi, riuscirà a vincere. Bisogna battere una ideologia totalizzante che ha cambiato totalmente la nostra nazione. Una forma mentis molto forte che difficilmente si riuscirà a scalfire. In un precedente articolo si è parlato del Berlusconismo e ho messo in evidenza le sue carte vincenti che oggettivamente hanno più successo delle nostre.
L'opposizione fa leva ultimamente sugli scandali a luci rosse del premier. Feste ad Arcore, Ruby, droga e molto altro ancora. La maggioranza giustamente afferma che non è reato andare a donne (scusate la franchezza): però è pur vero che andare con minorenni è reato come lo è andando con prostitute. Una battaglia a colpi di gossip che oltre ad essere sterile, non fa buona pubblicità. Ciò infatti dimostra i toni infantili dei partiti di opposizione che non sanno come battere un uomo che sembra un gigante. Berlusconi è un incubo per loro. Sono troppo avidi di potere per poter fermarsi un attimo e ragionare. Bersani che non è in grado di tenere unito un partito; Di Pietro che infervora gli animi dei compagni; tutti gli altri che parlano, ma fanno poco. Questo è uno scenario devastante che non attira consensi. Bisogna ritrovare la strada maestra perduta, cioè lavorare per il sociale e lo sviluppo del paese. Sembriamo noi i reazionari e non loro (secondo la visione classica della politica). E' indispensabile fare una serie di riforme all'interno del partito, poiche ci sono troppe correnti di pensiero che non vengono fatte conciliare, ma anzi vengono tenute insieme con la "forza". Ciò che bisogna fare è semplice: prima di tutto è indispensabile cambiare la classe politica e poi stilare un programma politico convincente che sia capace di contrastare quello di Silvio. Basta con questa stupida politica, un arte che fin dai greci aveva grande considerazione. Adesso non si tratta più di arte, ma di spazzatura che non fa che gettare fango sulla sinistra italiana nonchè su quella europea e addirittura mondiale che sta subendo un forte rallentamento. Non si può più andare avanti così: tocca iniziare una nuova politica.

Fascismo: il culto della violenza!


Il Fascismo al pari del comunismo e del nazismo è stata un ideologia che ha posto la violenza come mezzo di diffusione e di rafforzamento. E' noto che il comunismo attraverso una rivoluzione portava i proletari a capovolgere la dialettica sociale ponendosi al di sopra dei borghesi e istaurando una dittatura del proletariato. Il Nazismo lo stesso: attraverso azioni militari intendeva costruire il Terzo Reich (il primo quello di Carlo Magno e il secondo quello di Bismarck) ed eliminare le "razze" non ariane. Il Fascismo al pari dei suoi "compagni politici" usava la violenza come forma di controllo sociale e come mezzo di affermazione. Non parlerò dei suoi programmi politici ed economici, ma del culto della violenza. Gentile stesso, il massimo ideologo fascista, affermava nel Manifesto degli intellettuali fascisti del 1925 che il manganello è meglio di un sermone: la violenza è un ottimo strumento di controllo politico e sociale. Se non sei dei nostri, vieni picchiato: ecco cosa significa questa frase. Ed è proprio tramite le squadriglie nere che il governo centrale, cioè il Duce, manteneva il suo controllo. Un sistema di controllo sociale molto forte che poteva contare una grande capacità di mezzi umani. A dare questa impronta guerrafondaia a questa ideologia contribuirono una serie di forze culturali e politiche che già sconquassavano il nostro paese. Pensiamo ad esempio agli arditi, un corpo militare che si discinse in una serie si imprese miltari come la presa di Fiume, guidati dal poeta Gabriele D'Annunzio. Oppure citiamo il pensiero di Sorel a cui Mussolini si rifece moltissimo. I Futuristi però furono coloro che fornirono maggior materiale di propaganda ecc. al nascente partito fascista. I loro rapporti però si formarono molto più tardi dalla nascita di questa avanguardia. Nel 1909 si attesta la nascita del futurismo con il Manifesto pubblicato in Francia in cui i futuristi affermano, oltre alle istanze letterarie, che la guerra è la sola igiene del mondo ed esaltano la violenza e la dinamicità della guerra. I primi legami si crearono negli anni venti quando Marinetti divenne amico di Mussolini e in seguito venne da questi nominato Accademico d'Italia all'interno del progetto di riforma culturale dell'Italia. La politica futurista integrò quella fascista donando un tono nazionalista e di conseguenza guerrafondaio. Le grandi imprese del Fascismo e le violenze furono più volte esaltate nelle loro opere. Gli stessi toni dei discorsi che Mussolini faceva affacciato al balcone di piazza Venezia, rispecchiavano gli stili aggressivi dei futuristi: parole di violenza, esaltazione della guerra e del superuomo (esaltazione della razza italiana). Tali parole avevano lo stesso effetto delle opere futuriste: infiammavano gli animi, rendendoli malleabili alla propaganda fascista. La stessa propaganda esaltava il culto della violenza e indovinate un po dova attingeva materiale: dai futuristi. In definitiva si può ben dire che il Fascismo, a differenza di quanto affermano i molti, non è una ideologia non violenta, ma al contrario faceva della violenza la sua arma vincente. Ecco perchè in un periodo di grande diffusione del pensiero liberista e liberale, le ideologie violente non avranno mai un futuro!

Non svegliare il cane che dorme!


E' proprio vero il detto: non svegliare il can che dorme! Infatti un grande mastino è stato risvegliato dopo quel fatidico 20 marzo scorso. Il pastore Jones, noto a tutti per le sue provocazioni al mondo islamico dopo l'11 settembre, ha finalmente fatto ciò che da tempo desiderava fare: organizzare un processo pubblico contro l'Islam. In breve il giudice - pastore ha imbandito un processo farsa per poi bruciare pubblicamente una copia del Corana, il testo fondamentale degli islamici. Questo ampio gesto di sfida ha fatto scatenare l'ira dei fondamentalisti che in massa hanno attaccato la sede dell'Onu afghana, causando la morte di 30 persone. Un atto troppo avventato e inutile che ha fatto crollare il lungo lavoro di pacificazione di quelle zone. Jones è stato ampiamente condannato dalle opinioni pubbliche di mezzo mondo e dai relativi capi di stato. Lo stesso presidente Obama ha richiamato il pastore al suo vero lavoro, anche se non sembra aver fermato la sua pazzia: infatti ha già annunciato di voler processare anche Maometto. Il pastore non si rende conto delle morti che ha causato con la sua follia e anzi sembra essere contento del "bel servizio" che ha compiuto. Alla fine potremmo dire di non essere tanto diverso dai suoi "nemici" visto che anche lui si è dimostrato fondamentalista e incosciente delle sue azioni. Per scongiurare ulteriori incidenti diplomatici il presidente afghano, Karzai, ha assicurato di prendere tutte le misure possibili per evitare morti e distruzioni causata dalla profonda ira che i musulmani covano ancora nel loro profondo nei confronti degli occidentali pur non dimenticandosi di ammonire gli Usa per aver lasciato "incustodito" un pazzo come Jones.

sabato 2 aprile 2011

Il grottesco arriva anche in Parlamento!


Gli ultimi giorni di marzo sono stati i più grotteschi che io abbia mai visto in vita mia. La questione immigrazione, il tira e molla tra regioni e governo, la guerra e tutto i problemi ad essa connessa. Si sta assistendo ad uno spettacolo grottesco (nel vero senso gaddiano) che ha portato il nostro Paese ad ingigantire ancor di più la sfiducia che le altre nazioni hanno nei nostri confronti. Un governo paralizzato è il nostro che, per una serie di motivazioni (che tutti sapranno), non riesce a fare il suo lavoro; un partito di governo che è paralizzato da continue tensioni al suo interno che minacciano lo scioglimento; una opposizione che parla di "battaglia" come se fossimo ancora ai tempi del fascismo; un popolo che osserva piangendo per lo sconforto e ridendo per l'assurdità di tutto ciò. Per di più gli ultimissimi giorni di marzo sono stati segnati da uno scenario che spezza le braccia al più volenteroso dei politici. Saprete tutti di cosa sto parlando: la rissa che c'è stata in Parlamento e all'esterno. Uno spettacolo che fa ridere molti nostri vicini. La trama, che incarna tutti i canoni del teatro dell'assurdo, è semplice: un ministro che insulta i suoi oppositori e fa tramontare (forse) un progetto a cui il suo "capo" teneva molto, facendolo infuriare; una rissa tra rivali di partito; le solite diatribe tra opposizioni; un Presidente della Camera dei Deputati che viene "linciato" dai suoi ex alleati; una parlamentare che aizza, come la cattiva di ogni racconto, il ministro contro la folla di manifestanti, i quali a loro volta si destreggiano in un lancio di monetine. Troviamo tutti i presupposti di questo spettacolo grottesco. Uno scenario veramente disarmante peggio delle migliori opere di Beckett o di Kafka. A pagare i conti di questo disastro siamo noi cittadini che disarmati attendiamo, come in Aspettando Godot di Beckett, il nostro Godot che ci porterà un po di serenità e di stabilità. Intanto non ci resta che piangere e ogni tanto ridere per alleviare la disperazione.


giovedì 31 marzo 2011

Il Berlusconismo: una macchia che nessuno riuscirà a smacchiare dalle vesti della storia


Ormai Silvio Berlusconi è divenuto il simbolo stesso della nosta nazione. Senza di lui probabilmente non saremmo più noi stessi. Cosa ci sarà dopo Berlusconi? Boh, Silvio ormai è penetrato in ogni aspetto della vita dell'italiano medio. Lo si vede in televisione, sui giornali, su internert, si è "impossessato" di ogni canale di comunicazione. Ma sappiamo veramente chi è Silvio Berlusconi? Conosciamo la sua politica, nota come berlusconismo, conosciamo la sua filosofia di vita?
I più anziani di noi lo ricorderanno come l'uomo che emerse dal fango della prima repubblica, portando con il suo sorriso e con il suo carisma serenità e "amore" dopo i fatti di Tangendopoli. I suoi slogan, le sue battute e le sue mosse lo hanno fatto diventare quello che è: da semplice imprenditore a politico di fama internazionale.
Vogliamo parlare della sua vita? Bene, Silvio nacque nel milanese, a Saronno, nel 1936 da una agiata famiglia borghese. Fece i suoi studi classici al liceo Sant'Ambrosio a Milano e poi si iscrisse, come i migliori cadetti delle famiglie ricche, all'università a Milano, frequentando la facoltà di giurisprudenza. La sua attività di imprenditore fu molto prolifera. Finanziò una serie di attività edilizie come Milano 2 che gli procurarono una serie di inchieste per riciclaggio di denaro sporco (legami con Riina e con la mafia) nonchè la fondazione di Mediaset e l'acquisto della casa editrice Mondadori. Al di là della sua attività imprenditoriare, della sua vita privata e dei suoi guai giudiziari, a noi interessa conoscere la sua politica.

La figura di Silvio ormai campeggia dovunque e sembra di trovarci sempre di fronte al volto del famigerato Grande Fratello di Orwell. Silvio è penetrato in ogni dove fino nel midollo dell'italiano il quale, anche se sinistro, si identifica sempre con lui. La sua figura non conosce paragoni: mai nessuno nella storia della nostra nazione ha conosciuto un livello di prestigio come il suo. Che cos'è il berlusconismo? Il berlusconismo è Lui (Silvio). E' una corrente "filosofica" e politica che ruota intorno a lui. Senza Silvio il berlusconismo non sarebbe più tale. E' uno Spirito Etico come lo chiamerebbe Gentile, perchè in qualche modo ha riformato la vita italiana in ogni suo aspetto. Inutile dire che chi definisce la sua politca come una parentesi in realtà sbaglia! Procediamo quindi ad analizzare nello specifico Silvio e il berlusconismo.

Perchè Silvio ha così tanto successo? Come diceva Huxley nel suo saggio Ritorno al nuovo mondo, un leader per avere successo deve saper sfruttare la psicologia. Infatti dittatori (non paragonabili a Berlusconi) come Hitler e Mussolini usavano strumenti psicologici per attirare consensi ed entusiasmi. Lui fa la stessa cosa: utilizza il carisma per attirare consenso. In primo luogo usa un linguaggio molto "amichevole" per diminuire le distanze con il pubblico, ma nonostante ciò è cortese e colto.
In secondo luogo ha capito la funzione psicologica degli slogan. Propone infatti nei suoi discorsi frasi pragmatiche di grande impatto che, modulate con il tono giusto di voce, hanno grande presa. Ne cito qualcuno:

- L'alternativa alla vecchia politica
- un presidente operaio
- il partito dell'amore
ecc. ecc.

Insomma Berlusconi è uno stratega del linguaggio come molti noti linguisti l'hanno più volte ricordato.alcuni suoi motti sono addirittura diventati degli stereotipi come il "mi consenta" che ha ancora grande presa. E' un presidente che si è sempre definito dalla parte del popolo e lo ha sempre detto e per questo preferisce un dialogo diretto con il pubblico che un semplice comizio.

Passiamo adesso a definire la sua politica e la sua "filosofia". Silvio si è sempre detto liberale e liberista e un "imprenditore al servizio dello Stato". Infatti il suo piano politico si fonda sul concetto si Stato Azienda: il Paese viene amministrato come una società commerciale. Ecco perchè si è sempre dimostrato insofferente per i limiti che la Costituzione impone al premier, limitando di fatto la sua attività di "manager dello Stato". Per ciò gran parte delle sue riforme hanno sempre mirato ad ampliare i suoi potere incontrando l'ostilità dell'opposizione che nega ogni ulteriore ampliamento di potere. I piani economici e politici sono sempre all'avanguardia e di fatto la sua modernità viene ostentata notevolmente dal suo partito, il PDL. Non dimentichiamoci che esso gode anche dell'ammirazione dei cattolici, i quali hanno più volte riconosciuto in Silvio il difensore dei valori cristiani. Simpatie comprate grazie ai fondi che il governo ha versato nelle casse vaticane. Grande ammirazione per la sua politica viene da molti leader esteri: dal presidente Obama fino ad arrivare ai capi di stato asiatici. Da grande azienda statale che l'Italia deve essere non può mancare un riconoscimento internazionale. Quindi a mio viso il berlusconismo fa leva sul concetto di modernità, sui valori della tradizione e sull'internazionalità (non intesa nel senso comunista).


Questo breve articolo sintetizza (spero) una grande fetta della storia politica del nostro Paese. Comunque continuerò a parlare in questo blog di Silvio approfondendo altri aspetti o aggiungendo qualcosa di nuovo a questa nota.

Il boomerang che fa tanto paura agli Usa


Il titolo di questo articolo può sembrare sciocco a prima vista. Perchè un boomerang dovrebbe spaventare un colosso mondiale come gli Usa? Che sia un boomerang dai superpoteri in grado di distruggere l'esercito americano? No! Il boomerang di cui sto per parlare è un arma politica: una serie di decisioni che si sono rivolte contro e che hanno minato la stabilità dell'Impero. Se aprite i quotidiani potrete leggere che la Nato e soprattutto gli Usa sono indecisi se dare armi e rinfozzi umani ai ribelli libici. Perchè questa indecisione? Cosa blocca una decisione di così vitale importanza? A spaventare così tanto gli alleati sono una serie di boomerang politici che come ho accennato prima si sono rivolti contro le potenze (gli Usa in primis) che le hanno fatte. Gli americani hanno nel corso della loro storia combattuto guerre, am molte volte in terza perosna, cioè hanno mobilitato altri a loro posto e li hanno riforniti con mezzi e uomini. Tutto ciò è stato compiuto senza però sospettare minimamente che i loro "compagni di guerra" avrebbero potuto ribellarsi e attaccarli in futuro. Riporterò di seguito gli episodi più importanti.

1) Gli Usa nel 1979 intervennero a fianco dei mujahiddin afghani che combattevano per resistere all'invasione dell'Urss. Gli americani non si impegnarono in prima persona nelle operazioni militari, ma rifornirono i ribelli di armi e inviarono agenti dei servizi segreti per addestrare la guerriglia. I risultati: l'Urss venne sconfitta, ma le armi che gli Stati Uniti avevano dato agli afghani caddero nelle mani dei fondamentalisti, gli stessi mujahiddin, i quali molti anni dopo nel 2011 dichiararono guerra santa contro gli infedeli (Usa in primis).

2) Durante la seconda guerra mondiale gli alleati rifornirono di armi le resistenze europee contro i tedeschi. In Italia i rifornimenti vennero fatti con parsimonia, non per risparmiare, ma per evitare che le armi cadessero nelle mani dei partigiani rossi. In questo caso furono più attenti.

3) Dopo la rivoluzione cubana, i servizi segreti americani fornirono di armamenti gli anti castristi, i quali persero miseramente nella famosa battaglia della Baia dei Porci. Uno dei tanti flop americani.

4) Addirittura uno di questi boomerang per poco non  fece vacillare la poltrona presidenziale e il malcapitato era Reagan. Infatti aveva rifornito le Contras del Nicaragua (unità controrivoluzionarie che combattevano il governo nazional - comunista di Sandino) di armi e uomini violando un emendamento del 1984 con la quale l'Onu vietava di vendere armi ai ribelli. Per poco Reagan non perse la poltrona, anche se gli Usa vennero condannati per questa violazione.

5) Secondo voi con quali soldi hanno potuto comprare le armi per il Nicaragua? Facile, con i denari derivati dalla vendita di tecnologie e armamenti in Iran e Iraq, paesi che poi scesero in campo contro l'Impero.

6) Infine ricordiamo l'episodio che tutti gli americani vorrebbero dimenticare: la guerra nel Vietnam. I servizi segreti rifornirono di armi i ribelli del Sud contro il regime comunista del Nord. L'obbiettivo era quello di utilizzare gli stessi vietnamiti per battere i loro fratelli. Quali furono i risultati? Un immenso massacro di cui non benificiò a nessuno.

Ecco questa è una parte dei misfatti degli Usa che prima vendono armi ai loro potenziali nemici e poi piangono! Per questi motivi gli alleati sono ancora indecisi se dare armi ai ribelli e intanto la loro indecisione (che ha bloccato gli attacchi aerei) sta mietendo vittime in Libia.

mercoledì 30 marzo 2011

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.



Questo è l'Articolo 7 della nostra Costituzione, lo Stato stesso, poichè essa definisce che cosa è l'Italia e come funziona. Il Nostro Paese è uno stato Laico, cioè nessuna confessione cristiana o qualunque altra religione devono imporsi sulle altri e proporsi come guida dello Stato. Ciò però non toglie che le varie religioni e confessioni devono essere rispettate e anzi evitare che possano entrare in conflitto di interessi e minare la stabilità del paese. Come disse il premier spagnolo Zapatero in un suo discorso, le leggi di uno Stato vanno fatte secondo il volere popolare, non a piacimento, cioè se sono conformi o no al pensiero di qualche leader religioso. Infatti una legge prima di essere approvata deve essere messa al voto popolare. Leggi "calde" come quelle sull'aborto o matrimoni gay necessitano di un referendum per essere leggittimate. Questo è  il principio fondamentale per uno stato democratico: nessuna lobby economica, politico o religiosa deve minare la democrazia. Tutto ciò è stato realizzato in concreto? No: ancora una volta le lobby religiose hanno bloccato ogni tentativo di laicità dello Stato. Inoltre queste stesse "congreghe" non rispettano neanche il volere di tutti i credenti: molti sono laici o addirittura vogliono che la loro religiosi si estraniasse dalla politica.

Se il popolo sceglie di leggittimare i matrimoni gay perchè una minoranza vuole impedire ciò, nonostante il voto popolare è stato favorevole? Perchè se si vuole fare una legge sull'aborto e il popolo la fa attuare, ci sono persone che ricorrono a mille appigli per bloccarla?

Questo è una delle gravi incoerenze che affligge il nostro Stato così come gli altri. Con la fine del governo di Zapatero l'ultimo Stato veramente laico cesserà di esistere.  


martedì 29 marzo 2011

Oro nero: perchè siamo andati in Libia?


L'oro nero sembra essere diventato il nuovo motivo per cui i "regnanti" di tutte le nazioni decidono di giocare a Risiko. Questa non è una sciocca battuta, anzi è un fondo di verità. Nell'antichità i popoli facevano guerra per motivi demografici (costruire colonie per smistare il surplus popolare) o per motivi economici (ricerca di risorse alimentari o primarie). Quindi ogni guerra che prevedeva la conquista di territori in realtà è sempre stata mossa da interessi puramenti economici e non di prestigio come ci hanno insegnato. La conquista del Nuovo Mondo non è stata mossa ad esempio da motivi religiosi, cioè i re cattolicissimi di Spagna non hanno intrapreso una così lunga e difficile conquista con lo scopo di diffondere il cristianesimo: in realtà, mascherandosi con queste futili motivazioni, hanno realizzato uno dei più grandi bottini della storia dell'umanità. Le enorme ricchezze sono state le molle che hanno spinto intere nazioni a far guerra, a sacrificare uomini, il tutto per permettere ad una stregua minoranza di persone di accaparrarsi il meglio. Queste considerazioni possono sembrare di ispirazione marxista ed è così: come diceva Marx i borghesi fanno guerra spinti dallo loro bramosia di sopravvivere (aggiungo tutti gli uomini, non solo i borghesi) accaparrando sempre maggiori quantità di prodotti. Per cui da ciò potrebbe nascere una visione pessimistica della storia e del futuro: non ci sarà mai pace finchè ci sarà bramosia di ricchezza. Questo però è un punto tutto da chiarire. Ritornando a noi, gli ultimi eventi che ci riguardano da vicino sono gli interventi che la Nato con la partecipazione degli Usa stanno portando avanti contro l'ormai morto (non con sicurezza) regime del Rais Gheddafi. Sappiamo tutti della "Primavera Araba", ossia di queste sommosse che hanno sconquassato gli equilibri dei regimi dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente. Alcuni dittatori come in Tunisia e nell'Egitto sono caduti, mentre in altri paesi sono sul punto di decadere. In Siria ad esempio il regime è sul punto di collassare se non farà riforme al più presto, ma esso continua ancora a reprimere le rivolte facendo strage tra i protestanti. Ci sono molti altri casi che qui non cito per questioni di spazio testuale. Le sommosse in Libia sono controllate dai cosiddetti Shabab, ossia i giovani libici, i quali hanno abbracciato il fucile per combattere i servi del Rais. Era chiaro che ci sarebbe stata una strage se Gheddafi avesse ripreso il controllo delle città perse. Gli Shabab insieme al governo provvisorio di Bengasi hanno sempre auspicato un aiuto internazionale per fermare una carneficina. Gli Europei, specialmente la Francia (ma anche il nostro paese) hanno sempre nutrito forti interessi per l'area libica: il motivo è semplice lì si trovano grandissimi giacimenti di petrolio e gas. Esistono trattati per consentire lo sfruttamento di queste risorse, ma il Rais ha sempre chiesto in cambio alti prezzi. Quindi era chiaro che i paesi europei insieme agli Stati Uniti hanno affrofittato del momento di debolezza del Rais per sostenere gli Shaba in questo tentativo di deposizione di un uomo antipatico alle autorità di mezzo mondo. All'Onu la proposta di un intervento "umanitario" non si è fatto attendere: la Francia e l'Inghilterra, con l'appoggio degli Usa, hanno chiesto di intervenire con una No Fly Zone, cioè creare un embargo areo per impedire alle truppe fedili al Rais di attaccare i civili e fare una strage inutile. La richiesta è stata messa ai voti e, nonostante l'opposizione di alcuni paesi, è passata la risoluzione nota come, 1973. E' iniziato l'intervento tra mille polemiche e diatribe tra i paesi partecipanti, specialmente la Francia, che non vuole mollare l'osso per evitare di perdere futuri contratti economici con il futuro governo Libico. Nessuno lo dice chiaramente ma tutti noi, comuni mortali, lo sappiamo che ciò che vogliono questi paesi è il petrolio o meglio l'Oro Nero come oggi viene chiamato. Altre guerre sono state combattute per conquistarlo e non le sto ad elenchera poichè tutti noi le conosciamo. Allora perchè continuamo a parlare di guerra "umanitaria"? Perchè Sarkozy e anche l'Italia non dicono che sono intervenuti perchè avevano forti interessi economici? Aspettiamo lo svolgere delle vicende per vedere se le mie così come le vostre stesse ipotesi siano vere!

lunedì 28 marzo 2011

Perchè in questo momento non posso dire di essere Italiano!


Perchè in questo momento non posso dire di essere Italiano? La risposta è semplice: mi vergogno di quello che sta accadendo in Italia e se qualcuno vuole lo ripeto! Si, mi vergogno del fatto che un paese che nella storia delle arti e della scienza ha insegnato molto agli altri popoli adesso si è ridotta ad essere un teatro di burattini. Andiamo però piano e parliamo un poco di quello che mi pare essere la fonte primaria di questo sfacello, ossia la politica. Questa è la garanzia di stabilità del paese: se non funziona a dovere il paese traballa. E quello che sta succedendo in questo momento!
Vi è incorso un dramma teatrale in cui i protagonisti sono una opposizione sterile e incapace di pianificare una campagna elettorale fatta di veri progetti per il paese e non di notizie gossip; un premier miliardario (questa non è una colpa) che invece pensa al bunga bunga piuttosto che governare. L'opposizione capeggiato dal partito di maggioranza, il PD, si aggrappa a sterili e inefficacie campagne di propaganda basate su notizie gossip che secondo le loro """""illustri""""" menti sono il cavallo di Troia contro un uomo, Silvio Berlusconi, che poggia il suo potere sul populismo. Quindi più si intensifica questo martellamento più Berlusconi acquista consensi. E' chiaro che l'elettore medio capisce che un partito come il PD, segnato da continue faide, non propone alternative valide contro progetti politici molto più validi. Invece di "maggiarsi" fra di loro, dovrebbero lavorare ad un piano politico migliore che sia in grado di battere quello propposto dal PDL. Un Utopia secondo me! Per non parlare dei partiti guidati da fuochi di paglia, come il SEL di Nichi Vendola o i partiti di estrema sinistra ancora legati al mito del "comunismo". Invece, cosa ahime allarmnante, prendono sempre più piede i partiti di estrema destra che sfruttano lo scontento del paese per aver consenso e poter un giorno (speriamo mai) riproporre una politica che si rifà direttamente al Duce. Ritornando al SEl, ritengo la sua sostanziale inefficacia visto che Vendola ha smentito la sua aura di onestà con continue accuse di corruzione. Altro partito che si oppone al berlusconismo (anche io acceso oppositore, ma ne parlerò un'altra volta) è l'IDV del molisano Antonio Di Pietro che più che un politco e un ex magistrato sembra un contadino delle campagne molisane per la vacuità dei suoi attachi parlamentari che non fanno altro che aumentari i consensi per il Berlusca. Molti potrebbero pensare che abbia cambiato schieramento: da sinistra a destra, ma non è vero. Sono solo obbiettivo e per questo motivo che mi vergogno di essere Italiano perchè in passato la sinistra italiana era una delle più forti e grandi in Europa. Un altro gravissimo difetto è la sua scarsa propensione a collaborare. Invece di attacchare, mettetevi al tavolo cercate di collaborare per modificare la legge, che diavolo! Di fronte a questa scena disarmante vi è una destra liberare, centrista specialmente che si incentra intorno alla figura di Silvio Berlusconi. Gode non solo dell'appoggio dei grandi industriali, ma anche della Chiesa Cattolica per ovvie motivazioni economiche nonchè il popolo italiano. La sua figura induce sicurezza, simpatia e capacità, quindi una figura costruita a tavolina per invogliare l'italiano medio a votare per lui. Basta conoscere il punto debole degli uomini per vincere: la stessa strategia di Hitler, ma meno malvagia. Dopo il caso Tangendopoli ecco che sulla scena politica si affacciò questo uomo che fin da subito convinse gli italiani perchè si mostrava affabile e capace: insomma una figura "pulita" dopo lo squallore di tangendopoli.
Finiamo questo breve discorso sulla politca sui partiti di estrema destra che da quello che osservo prendeno sempre più piede sfruttsndo il malcontento dei cittadini. Spero che non ritorni il Fascismo.
Lasciamo la politica per passare ad un altro ambito: quello sociale e culturale.
La cultura italiana annovera grandissime figure che non sto a ricordare ed ha insegnato molto su come fare arte. L'Italia possiede una grande di monumenti e opere d'arte, anzi la penisola stessa è un gioiello dell'arte! L' Unesco ha riconosciuto questa bellezza che è apprezzata in tutto il mondo. E noi cosa facciamo? Lasciamo tutto al suo destino, lasciasmo che intere città antiche (Pompei), che hanno resistito a catastrofi naturali, crollino a causa della negligenza umana! Oppure lasciamo le sovraintendenze ai beno culturali privi di fondi per mantenere in sicurezza questi monumenti! Ecco perchè non posso dire di sentirmi Italiano! Mi potete attaccare in mille modi, ma io mi vergogno di far parte di una nazione che non è cosciente di se stessa, ma si lascia decadere.