Visualizzazione post con etichetta Poesia del giorno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesia del giorno. Mostra tutti i post
lunedì 4 aprile 2011
Poesia del giorno: La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
sabato 2 aprile 2011
Poesia del giorno: Non chiederci la parola di E. Montale
Non Chiederci La Parola
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
giovedì 31 marzo 2011
Poesia del giorno: Uomo del mio tempo di Salvatore Quasimodo
- UOMO DEL MIO TEMPO.
Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte, t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta. E questo sangue odora come nel giorno Quando il fratello disse all’altro fratello: «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace, è giunta fino a te, dentro la tua giornata. Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue Salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore
Poesia del giorno: O capitano! Mio capitano di Whalt Whitman
- O capitano! Mio capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
- La nave ha superato ogni tempesta, l'ambito premio è vinto,
- Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,
- Gli occhi seguono la solida chiglia, l'audace e altero vascello;
- Ma o cuore! cuore! cuore!
- O rosse gocce sanguinanti sul ponte
- Dove è disteso il mio Capitano
- Caduto morto, freddato.
- O capitano! Mio capitano! àlzati e ascolta le campane; àlzati,
- Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
- I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
- Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
- Qua capitano! padre amato!
- Questo braccio sotto il tuo capo!
- È un puro sogno che sul ponte
- Cadesti morto, freddato.
- Ma non risponde il mio capitano, immobili e bianche le sue labbra,
- Mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
- La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
- Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
- Rive esultate, e voi squillate, campane!
- Io con passo angosciato cammino sul ponte
- Dove è disteso il mio capitano
- Caduto morto, freddato.
mercoledì 30 marzo 2011
Poesia del giorno: Sesso, consolazione della miseria di Pier Paolo Pasolini!
- Sesso, consolazione della miseria!
- Sesso, consolazione della miseria!
- La puttana è una regina, il suo trono
- è un rudere, la sua terra un pezzo
- di merdoso prato, il suo scettro
- una borsetta di vernice rossa:
- abbaia nella notte, sporca e feroce
- come un'antica madre: difende
- il suo possesso e la sua vita.
- I magnaccia, attorno, a frotte,
- gonfi e sbattuti, coi loro baffi
- brindisi o slavi, sono
- capi, reggenti: combinano
- nel buio, i loro affari di cento lire,
- ammiccando in silenzio, scambiandosi
- parole d'ordine: il mondo, escluso, tace
- intorno a loro, che se ne sono esclusi,
- silenziose carogne di rapaci.
- Ma nei rifiuti del mondo, nasce
- un nuovo mondo: nascono leggi nuove
- dove non c'è più legge; nasce un nuovo
- onore dove onore è il disonore...
- Nascono potenze e nobiltà,
- feroci, nei mucchi di tuguri,
- nei luoghi sconfinati dove credi
- che la città finisca, e dove invece
- ricomincia, nemica, ricomincia
- per migliaia di volte, con ponti
- e labirinti, cantieri e sterri,
- dietro mareggiate di grattacieli,
- che coprono interi orizzonti.
- Nella facilità dell'amore
- il miserabile si sente uomo:
- fonda la fiducia nella vita, fino
- a disprezzare chi ha altra vita.
- I figli si gettano all'avventura
- sicuri d'essere in un mondo
- che di loro, del loro sesso, ha paura.
- La loro pietà è nell'essere spietati,
- la loro forza nella leggerezza,
- la loro speranza nel non avere speranza.
Iscriviti a:
Post (Atom)




